02 enero 2016

MEXICO, DF, la città che trema e sprofonda

Tramonto post nucleare
Il nostro viaggio iniziato 12 giorni fa dalla periferia di Guatemala City si è concluso idealmente alle 5 del mattino del 31 dicembre 2015 davanti al monumento della Revoluccion situato in una delle numerose zone centrali di Città del Messico. Dopo aver attraversato Chiapas e Oaxaca, il traguardo ideale non poteva essere altro che il centro nel quale confluiscono inevitabilmente tutte le differenti culture del Paese. Con quasi 25 milioni di persone al suo attivo, l'area metropolitana di Città del Messico è la prima in assoluto nell'emisfero occidentale e la seconda al mondo, dietro solo a Tokyo. Solo la cintura più centrale della città è lunga 50 km e larga 35, e una piccola impressione della sua immensa grandezza la si può provare salendo al 44esimo piano della Torre Latino Americana, simbolo del capitalismo del Paese e a lungo negli anni, con i suoi 183 metri, grattacielo più alto di tutta l'America Latina.
Il Distretto Federale sorge su quello che una volta, ai tempi della conquista degli spagnoli, era il lago Texcoco e nonostante nel 1900 il presidente dell'epoca inaugurò un sistema di drenaggio che impedisce all'acqua di riformarsi nel sottosuolo cittadino, la zona centrale è visibilmente sconnessa e alcuni palazzi hanno subito nel tempo più di un puntellamento per rimanere in piedi. Oltretutto, la zona del distretto è tra le più sismiche al mondo e la città, nell'ultimo terremoto devastante del 1985, fu praticamente distrutta quasi del tutto. 
Bellas Artes
Non certo le premesse migliori per passarci del tempo, ne tantomeno per viverci, ma presto i chilangos (come affettuosamente sono chiamati gli abitanti del distretto), ci rassicurano sulla tenuta degli edifici, sia riguardo allo sprofondamento che ai numerosi terremoti. 
Città del Messico dà proprio l'idea di far ritrovare le persone che ci arrivano al centro del mondo, per la sua incredibile varietà di sapori, profumi, piatti tipici e modi linguistici. 
Passiamo la fine dell'anno a casa di uno speaker radiofonico che vive nella profonda periferia sud della città, raggiungibile con metropolitana e uno dei tipici colectivos messicani in un'ora di viaggio.
Attorno a un tavolo apparecchiato e arricchito da cucina tipica italiana (d'altronde sono gli ospiti che devono cucinare!), ci racconta alcuni lati più oscuri della delinquenza messicana e in particolare un'esperienza che gli è capitata personalmente, molto comune da queste parti, dei sequestri simulati dai criminali che sono rinchiusi nelle carceri. Fino a qualche anno fa, in base a quanto ci racconta, le prigioni avevano libero accesso al segnale telefonico e i criminali erano liberi di raccogliere informazioni sulle persone e chiamarle a tradimento, sostenendo che avevano rapito un parente e che lo avrebbero seviziato senza il pagamento immediato di un riscatto. Per ovviare al problema, il governo ha sospeso il segnale telefonico nei pressi di ogni istituto di correzione, anche se pare più un palliativo che altro.
Città del Messico o Pisa?
La realtà latino americana del resto è sempre stata storicamente un po' labile e instabile sotto tanti punti di vista e il centro di Città del Messico, con i suoi storici palazzi pendenti, potrebbe essere una perfetta metafora in tal senso, di come questo continente straordinario abbia sempre due anime che remano in senso contrario l'una rispetto all'altra, di come abbia centinaia di problemi irrisolti e situazioni che a volte sembrano collassare da un momento all'altro proprio come una delle numerose costruzioni che stanno sprofondando centimetro dopo centimetro dalle parti della Bellas Artes. Ha a che fare con l'imperfezione dell'animo umano sempre a metà tra bene e male e forse è proprio per quello che questo luogo mi affascina particolarmente.












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