ARGENTINA, Buenos Aires è quel luogo dove...



Buenos Aires è quel luogo così simile a una città italiana che ho girato la capitale argentina per dieci giorni convinto che avrei visto spuntare i miei amici di una vita da un momento all'altro.

Buenos Aires è quel luogo dove per dare una moneta da un Pesos di resto non avendocela a disposizione, il commesso mette  sul banco quattro cioccolatini come se fossero monete anch'esse. Un disastro per i diabetici con banconote di grosso taglio...

Buenos Aires è quel luogo dove non si può neppure fare commenti sulle parti posteriori delle donne in italiano che una vecchia porteña capisce ogni singola parola, allungando il  passo sconcertata.

Buenos Aires è una città dove in una sera qualunque ci si imbatte in uno dei numerosi teatros ciegos, dove per un 'ora si assiste a uno spettacolo teatrale con tutti i sensi disponibili tranne la vista e quando si riaccendono le luci niente è più come prima.

Buenos Aires è il luogo dove un vecchio 35enne con i capelli radi, le sopracciglia pronunciate e la cronica paura del mare aperto impara a remare nel delta del Rio de la Plata e con le braccia che cadono dalla fatica pensa bene di fare una partita di tennis appena tornato sulla terra ferma.

Buenos Aires è anche quel posto nel quale due persone, dopo avermi accolto con amore nella loro dimora, l'ultima sera mi invitano al Teatro Colon ad assistere allo show dell'Orchestra sinfonica argentina, giusto per chiudere la mia gita con una standing ovation.

Buenos Aires è quel posto dove la carne e la cucina italiana si fondono in una bistecca ricoperta di pomodoro e mozzarella come se fosse una pizza.

Buenos Aires è quel luogo dove uno dei quartieri più famosi si chiama Palermo e uno dei più popolari è stato fondato da genovesi. Come fa un ligure di origini sicule a non sentirsi a casa...

Buenos Aires è quella città nella quale un connazionale appena conosciuto mi invita a casa sua a dormire e il giorno dopo mi lascia le chiavi del suo appartamento come fossi suo fratello (ma questo mi succede dappertutto).

Buenos Aires è anche quel posto congestionato dal traffico dove le distanze diventano siderali e incalcolabili  e si possono impiegare tre ore per passare da un quartiere all'altro.

Buenos Aires è una città ubriacata dal tango a ogni angolo di strada,  lo stesso angolo che se scelto male puà riservare brutte sorprese.

Buenos Aires è il bosco di Palermo (e poi dicono che non  ci sono i boschi a Palermo...) un oasi nel pieno della city che si trasforma in un formicaio durante il fine settimana se il clima lo permette.

Buenos Aires è quel luogo che ad autunno inoltrato mi ha accolto con 30 gradi e il giorno della mia partenza mi ha salutato con un diluvio come se stesse piangendo (questa è troppo megalomane, lo ammetto).

Buenos Aires è quella città dove appena pensi che ti piacerebbe restarci un po' di più l'aereo per lasciarla è in ritardo di sette ore. Occhio a fare postulati da queste parti...

Buenos Aires è quel posto dove
tranquilo =  tranca
italiano = tano
dinero = guita
amigo = Che
niño = pibe

Tutti diventano boludo, Papa, nene, bebe, piola e tanti altri modismi che mi porterò a spasso per l'America sfoggiandoli orgogliosamente per far capire che sono stato da queste parti.


Buenos Aires è quel luogo dove alla Casa Rosada comanda un capitalista di estrema destra e un giorno sì e l'altro pure ci sono manifestazioni contro di lui. Ma pensarci prima no?  

Buenos Aires è per uno scrittore quello che è Hollywood per un attore, Coverciano per un allenatore di calcio e New York per un agente di Borsa.

Buenos Aires è quel luogo dal quale quando si ritorna a casa il suo odore di umido sui vestiti si impregna per giorni.

Buenos Aires è quel luogo dove il mate serve praticamente per ogni occasione. Per rilassarsi, per i dolori di stomaco, per dormire, per svegliarsi, sempre rigorosamente in compagnia.

Buenos Aires è mille altre cose che si vivono solo passando da queste parti e per le quali non c'è parola scritta che tenga. Bisogna sentire l'aria diversa che si respira così a Sud del mondo, dove tutto è al contrario rispetto al nostro punto di vista, comprese ovviamente le quattro stagioni.
È talmente scontato che pensi di tornare qui per viverci che non lo dirò, dato che il miglior  piano possibile è quello che non mai stato pensato.
Del resto una persona saggia, proprio a  B.A. mi ha detto:  "Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi piani per il futuro."






Comentarios

Entradas más populares de este blog

ECUADOR, Il biglietto non esiste

ECUADOR, la democrazia in fumo di Moreno e Lasso